SAHARAWI 2001

 

El Ayoun e Dajla

Eravamo 27 e dopo l'11 siam rimasti in 16! Gli attentati settembrini ci hanno risparmiato
un'incresciosa selezione dei partecipanti e così, preso atto delle defezioni, in 16 ci siamo
guardati negli occhi ed abbiamo deciso che noi, proprio noi del primo mondo
tecnologicamente avanzato e illuministicamente sviluppato, non ci volevamo cascare in
questa falsa contrapposizione tra i due mondi di cui la millantata guerra tra civiltà ha
cercato di convincerci. E poi viaggiavamo con l'Air Algeria … immagina se questi arabi si
"attentavano" da soli! All'alba del 27 dell'ultimo mese ci leviamo in volo per attraversare il
Mediterraneo: Algeri, semi velata da festa, ci accoglie con un sole primaverile. E già la
prima scoperta: il venerdi, per il mondo musulmano, equivale alla domenica nostrana! Ma
la nostra meta è ben altra, raggiungibile dopo lunghe ore di volo sul deserto per giungere
finalmente in … un altro pezzo di deserto: quello dell'Hammada ("sofferenza", in arabo). E
di sofferenza nella quotidianità dei fratelli Saharawi proprio non ne manca! Militari pacifici e
lunghi veli colorati e capre e cammelli e centinaia di bambinetti scalzi che ti corrono
incontro urlando "caramelo!": questo è l'arrivo nei campi di Aaioun e Dajla, dove siamo
stati ospiti per 16 giorni. E l'emozione del primo the nella "jaima" (tenda) con tutta la
famiglia seduta intorno, e i regali incessanti e l'henna sui palmi delle ragazze e i racconti a
lume di candela sino a tarda notte … sono i segni che l'allegria e il coraggio di questo
popolo in esilio hanno lasciato dentro ognuno di noi. Indelebili segni. E noi che segni
abbiamo lasciato? Tante visite e incontri importanti, la pulizia del quartiere, giochi e canti
nelle scuole per dispensare sorrisi immortalati da 100 scatti fotografici che, più di mille
parole, sapranno raccontare la vita quotidiana dei villaggi dell'Hammada. Conoscenza e
crescita interiore e impegno per il futuro, questo è stato l'intercampo con i Saharawi … e
molto di più!

Pierluigi Musarò (accompagnatore dell'intercampo)

 

Il maestro: di Stefania Romani (volontaria)

Durante la visita alla scuola e l'attività di animazione con i bambini, riesco finalmente a
vincere il pudore di apparire invadente, e approccio il maestro, per chiedere di concedermi
un'intervista...

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Alì al bahr: di Marco Lambertini (volontario)

"Alì al bahr", letteralmente "fino al mare" è l'augurio migliore che regalerete una volta
giunti quaggiù nel sud del deserto algerino, oltre l'aereoporto militare di Tindouf, oltre le
ultime piste disegnate nella sabbia dai camion e prima, molto prima, che il Muro (ne
esitono ancora..) marocchino dica anche a voi, come ai Saharawi da ormai 25 anni, che
oltre non si va, non si accede al Sahara occidentale.

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